Approfondimenti 24.03.2026

Cybersecurity 2026: l’Italia nel mirino tra Hacktivism, AI e nuove Compliance

Corsi cyber security Business Unit Knowledge Development di Protom

Il nuovo Rapporto CLUSIT 2026 mostra con chiarezza come il 2025 sia stato l’anno peggiore di sempre per la cybersecurity italiana. Presentato al Security Summit di Milano l’11–17 marzo 2026, il report conferma un contesto in cui l’Italia registra 507 attacchi gravi, pari al 9,6% del totale mondiale, con un incremento del +42% rispetto al 2024.

Nonostante la maggiore sensibilità verso la sicurezza e l’introduzione di normative che spingono verso modelli più robusti di resilienza digitale, il report mette in evidenza una realtà preoccupante: gli attacchi aumentano e gli impatti non si riducono. Un segnale che riguarda non solo la tecnologia, ma anche la cultura, i processi, le competenze interne e la capacità organizzativa.

Il sorpasso dei DDoS e l’ascesa dell’Hacktivism

Uno dei fenomeni più rilevanti emersi nel 2025 è l’esplosione dell’hacktivism, cresciuto del +145%. La matrice geopolitica degli attacchi si fa più evidente e il cambiamento si riflette anche nelle tecniche utilizzate: gli attacchi DDoS superano ogni altra categoria e diventano la minaccia predominante (38,5%), superando i malware (23%). Questi attacchi mirano soprattutto a generare danni reputazionali e interruzioni di servizio verso target pubblici e infrastrutture critiche.

Parallelamente, il social engineering vive una seconda giovinezza grazie all’Intelligenza Artificiale: campagne di phishing difficilissime da riconoscere, contenuti altamente personalizzati e automazione degli attacchi contribuiscono a un aumento del +66%, arrivando al 12,4% degli incidenti totali.

L’anomalia italiana: vulnerabilità nei fondamentali

I bersagli principali degli attacchi nel 2025 sono stati:

  • Settore Governativo / Militare – 28%
  • Manufacturing – 12,6%
  • Trasporti e Logistica – 12%

Una peculiarità del caso italiano riguarda la severity degli attacchi: mentre a livello globale aumentano gli incidenti classificati come critical o extreme, in Italia oltre la metà degli attacchi ha impatti medio-bassi.
Il CLUSIT sottolinea come ciò rappresenti un segnale di debolezza strutturale: molti attacchi vanno a segno perché sfruttano vulnerabilità banali, cattiva configurazione, credenziali deboli, procedure non aggiornate, carenze di formazione e scarsa maturità nella gestione dei processi di sicurezza.

2026: l’anno della Compliance come leva strategica

Il 2026 è segnato dall’introduzione o piena operatività di normative che impattano fortemente le aziende italiane:

  • Direttiva NIS2
  • Cyber Resilience Act (CRA)
  • Regolamento DORA
  • AI Act

Questi framework regolatori impongono una visione della cybersecurity come processo integrato, non come insieme di soluzioni tecniche a sé stanti.
Le aziende devono garantire sicurezza:

  • by design e by default;
  • lungo tutta la supply chain;
  • su ambienti IT, OT e IoT;
  • nei sistemi industriali;
  • nei processi di sviluppo software.

Come evidenziano anche analisi come quelle di SecurityOpenLab, la cybersecurity sta diventando un aspetto strutturale del business, al pari della qualità e della continuità operativa.

In questa transizione, Protom supporta le organizzazioni con percorsi mirati come il corso Sicurezza dei sistemi e delle reti, fondamentale per garantire compliance e resilienza.

L’impatto trasformativo dell’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale rappresenta oggi un vero “moltiplicatore di forza”.
Nel 2025–2026 il CLUSIT evidenzia come l’AI abbia contribuito sia all’aumento della sofisticazione degli attacchi che alla crescita delle capacità difensive.

Per gli attaccanti

  • automazione dei malware;
  • campagne di phishing iper-realistiche;
  • deepfake per ingegneria sociale avanzata;
  • Vibe Coding, codice generato automaticamente e difficilmente verificabile;
  • Shadow AI, uso non autorizzato di tool AI da parte dei dipendenti.

Per i difensori

  • evoluzione dei SOC verso gli Agentic SOC;
  • AI come analista virtuale in grado di correlare enormi quantità di dati;
  • riduzione drastica dei tempi di risposta;
  • maggiore capacità di identificare minacce complesse.

L’AI diventa quindi protagonista in entrambi i fronti del conflitto cyber e rende ancora più urgente la formazione e la governance.

Settori sotto pressione: sanità e costruzioni

Sanità digitale

L’adozione massiva di sistemi IoMT, cartelle cliniche digitali e telemedicina ha ampliato notevolmente il perimetro d’attacco.
Gli attacchi ransomware contro ospedali e strutture sanitarie possono avere impatti diretti sulla sicurezza dei pazienti.

Costruzioni e cantieri intelligenti

La digitalizzazione dei cantieri tramite BIM e IoT introduce nuove superfici di rischio.
Le imprese del settore stanno iniziando a vedere nella cybersecurity un vero vantaggio competitivo, soprattutto grazie a modelli come lo Zero Trust che evitano blocchi e furti di dati industriali.

La formazione come prima difesa

Il CLUSIT lo ribadisce: la tecnologia conta, ma il fattore umano è ancora la principale vulnerabilità.
Per questo proponiamo percorsi formativi sulla Sicurezza Informatica che affrontano temi come:

  • consapevolezza aziendale;
  • Hacking & Penetration Testing;
  • gestione di reti e SOC;
  • minacce, rischi, prevenzione e risposta agli incidenti

Nel 2026 la cybersecurity non è più una spesa IT, ma una decisione strategica per la sopravvivenza e la competitività delle imprese.

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